Pagina:Zibaldone di pensieri I.djvu/459

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(379-380) pensieri 431

supponendo che l’uomo non abbia un motivo per creder le cose buone o cattive, la sua indifferenza è totale e, non potendo amare né odiare, non può scegliere, dunque non può agire, dunque non può vivere. Sicché conoscere, amare, operare: ecco tutto l’uomo. L’oggetto della facoltà di conoscere è la verità. L’estensione di questa facoltà si misura dal desiderio. L’uomo sente un desiderio infinito di conoscere e cosí di amare. Dunque la sua facoltà conoscitiva o l’intelligenza è capace di conoscere la verità infinita; la sua facoltà di amare è capace di amare il bene infinito: laddove la sua facoltà di agire essendo limitata, egli non sente un desiderio infinito di agire, come essere fisico. Dunque la felicità dell’uomo (380) consiste nella perfezione della conoscenza; dell’amore, o sia disposizione dell’anima verso gli oggetti; e dell’azione che deriva da questi due principii. Dunque consiste nel vero, perché: 1°, l’ignoranza assoluta è lo stesso che mancanza intera di cognizione, amore e azione: 2°, l’errore ingannandolo sui suoi rapporti e sull’accordo e sviluppo delle sue facoltà, contraddice alla perfezione, ossia distrugge l’armonia dell’uomo e delle sue facoltà colle leggi che risultano dalla sua natura e quindi distrugge la sua felicità. Ecco l’argomentazione. Ecco le risposte.

Primieramente, quanto alla verità, che cosa si debba intendere per verità, rispetto alla felicità dell’uomo, e per conseguenza qual sia il fine e lo scopo e l’oggetto vero della sua facoltà di conoscere, vedilo chiaramente esposto p. 326 di questi pensieri, capoverso 1. Quello solo basterebbe a rispondere a tutto questo raziocinio.

Secondariamente, qual sia l’ordine, la perfezione l’accordo delle facoltà dell’uomo, la sua corrispondenza co’ suoi rapporti e colle leggi che risultano dalla sua natura, vedilo p. 376-378; donde rileverai che questo principio astratto, benché vero e confes-