Pagina:Zibaldone di pensieri I.djvu/475

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(402-403) pensieri 447

smisuratamente questi bisogni: il mezzo di servire ai bisogni e di estinguerli è divenuto padre e cagione e fonte perenne e abbondantissima di bisogni. I bisogni naturali dell’uomo sarebbero pochissimi, come quelli degli altri anmali; ma la società e la ragione aumentano il numero e la misura de’ suoi bisogni eccessivamente. Questa distinzione, fra’ bisogni naturali e sociali o fattizi e nonpertanto inevitabili nel nostro stato, formava il fondamento della setta cinica, la quale si prefiggeva di mostrare col fatto di quanto poco abbisogni l’uomo naturalmente. Vedi l’epitaffio di Diogene nel Laerzio. L’uomo fu dunque veramente condannato alla fatica e fatica di stento; vi fu condannato a differenza degli altri animali; ed essendovi stato condannato sotto l’aspetto che ho esposto, non ne segue che la sua vita innanzi la corruzione dovesse essere inattiva, cioè dovesse (403) contenere meno attività ed occupazione fisica, di quello che ne contenga la vita degli altri animali.

6°. Se la religione ha poi divinizzato la ragione e il sapere; dato la preferenza allo spirito sopra i sensi; fatto consistere la perfezione dell’uomo nella ragione a differenza dei bruti; e in somma dato alla ragione il primato nell’uomo sopra la natura: tutto ciò non si oppone al mio sistema. L’uomo era corrotto, cioè, come ho dimostrato, la ragione aveva preso il disopra sulla natura: e quindi l’uomo era divenuto sociale: quindi l’uomo era divenuto infelice, perché prevalendo la ragione, la sua natura primitiva era alterata e guasta, ed egli era decaduto dalla sua perfezione primigenia, la quale non consisteva in altro che nella sua essenza o condizione propria e primordiale. Da questo stato di corruzione l’esperienza prova che l’uomo non può tornare indietro senza un miracolo: lo prova anche la ragione, perché quello che si è imparato non si dimentica. In fatti la storia dell’uomo non presenta altro che un passaggio con-