Pagina:Zibaldone di pensieri II.djvu/115

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102 pensieri (630-631-632)

due sono ugualmente fuori della nostra portata, la quale non si estende una mezza linea al di là della materia.

Vo anche piú avanti e dico, che, se la semplicità è principio necessario d’immortalità, neanche la materia può perire. Se la materia è composta, sarà composta di elementi che non sieno composti. Non cerco ora se questi elementi sieno quelli de’ chimici o altri piú remoti e primitivi; ma andiamo pur oltre quanto vogliamo, dovremo sempre arrivare e fermarci in alcune sostanze veramente semplici e che non abbiano in se quidquam admistum dispar  (631) sui atque dissimile. Queste sostanze dunque, se non c’è altra maniera di perire, fuorché il risolversi, in che si risolveranno o si possono risolvere? Dunque non potranno perire. Direte, che anche queste, essendo pur sempre materia, hanno parti e quindi sono divisibili e risolvibili e possono perire, ancorché tutte le parti sieno tra loro uguali e di una stessa sostanza. Bene; ma queste parti come possono perire? Anch’esse avranno parti, finattanto che sono materia. Or via, suddividiamo queste parti quanto mai si voglia; se non si arriverà mai a fare ch’elle non abbiano altre parti e non sieno materia (come certo non si arriverà), neanche si arriverà a fare che la materia perisca. Perché questa, ancorché ridotta a menomissime parti, una di queste minime particelle è si può dir tanto lontana dal nulla, quanto tutta la materia o qualunque altra cosa esistente, cioè tra essa e il nulla ci corre un divario e uno spazio infinito: ché dall’esistenza nel nulla, come dal nulla nell’esistenza, non si può andar mica per gradi, ma solamente per salto e salto infinito.  (632)

Dunque, in un essere semplicissimo e senza parti non c’è maggior principio né ragione d’immortalità, di quello che sia nella materia e nell’essere il piú composto possibile.

Ma se per principio d’immortalità in un ente semplice e senza parti intendono l’impossibilità di