Pagina:Zibaldone di pensieri II.djvu/114

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(628-629-630) pensieri 101

mortalità (e mortalità ben piú vasta, insita, e necessaria che non quella che deriva dalle turbolenze) i contrari delle predette cose, e nominatamente la mollezza, il lusso, i vizi corporali e spirituali ec. ec., conseguenze tutte necessarie degli stati presenti; insomma la corruzione fisica e morale, la continua noia, o malessere  (629) dell’animo ec. Cosí che non è vero che le cagioni di morte (e cosí dico, le cagioni di miserie, di sventure, dolori ec.) fossero maggiori anticamente, anzi all’opposto sono maggiori oggidí. Ed intendendo anche per vita, l’esistenza strettamente, si viene a conchiudere che la somma di questa era maggiore negli antichi governi e a causa degli antichi governi che ne’ presenti e a causa de’ presenti (8 febbraio 1821).


*    Alla p. 476. Vedi il ritratto di Silla in Sallustio, Bellum Iugurthinum, c. 99.


*    Alla p. 605, fine. Ma quando anche si supponga lo spirito assolutamente semplice e senza parti, non segue ch’egli non possa perire. Conosciamo noi la natura di un tal essere cosiffatto, per poter pronunziare s’egli è immortale o mortale? Non c’è che una maniera di perire, cioè il disciogliersi? Nella materia non ce n’è altra e però noi non conosciamo se non questa maniera; ma parimente non conosciamo altra maniera d’essere che quella della materia. Se una cosa può essere in maniera a noi del tutto  (630) ignota e inconcepibile, anche può perire in maniera del tutto ignota e inconcepibile all’uomo. Dico può perire, non dico perisce, perché non posso, come non si può dire umanamente il contrario, non perisce, ovvero, non può perire perché la materia perisce in altro modo ed ella non può perire come la materia. Dico può perire, perché non è piú difficile né inverisimile una tal maniera di perire, che una tal maniera di essere (una maniera, dico, inconcepibile all’uomo), una tal morte che una tale esistenza. Tutte