Pagina:Zibaldone di pensieri II.djvu/121

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108 pensieri (640-641-642)

definizione, manca parimente della circollocuzione. E queste tali cose che s’intendono chiaramente, facilmente, e pienamente, per via di una parola convenuta, ma non si potrebbero né definire adequatamente, né dare ad intendere per nessuna circollocuzione, sono infinite in ogni genere, massimamente poi nelle materie filosofiche della natura ch’elle sono oggidí, nelle materie astratte ec. Ed è ben naturale,  (641) perché le parole son fatte per le cose: a quella tal cosa corrisponde quella tal parola; altre parole, ancorché molte, non corrispondono. Sussiste la cosa, sussiste l’idea, sussiste la maniera di significarla e definirla, ma quella maniera, quel mezzo e non altro.


*    Ogni volta che qualunque disciplina o cognizione, o speculazione umana, ma specialmente la filosofia e la metafisica che considera i principii e gli elementi delle cose, i quali poco o nulla cadono nel sermone e nell’uso comune, le intimità, i secreti, le parti delle cose rimote e segregate dai sensi e dal pensiero dei piú; ogni volta, dico, che questa ha ricevuto qualche incremento o preso qualche nuovo sentiero o cercata o trovata qualche novità, è stata necessaria, ed effettivamente adoperata la novità delle parole in qualunque lingua. Lascio la latina, che prima di Lucrezio e Cicerone era affatto impotente nelle materie filosofiche, e che tuttavolta aveva, come abbiamo noi nella francese, il sussidio e la miniera di una lingua sorella, ricchissima in questo genere, come negli altri. La novità della filosofia di Platone, domandava la novità delle parole in quella medesima  (642) lingua greca, sí ricca per ogni capo e segnatamente nelle materie filosofiche tanto familiari alla Grecia da lunghissimo tempo. E Platone inventava nuove parole e tali, che in quella stessa lingua, cosí pieghevole, e trattabile; cosí non solamente ricca, ma feconda; cosí avvezza alle novità delle parole; cosí facile, cosí suscettibile,