Pagina:Zibaldone di pensieri II.djvu/157

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
144 pensieri (709-710-711)

venimenti sono molto piú menome e moltiplici che negli stati liberi e popolari, ancorché paia l’opposto. Perché le cagioni che operano in tutto un popolo o nella massima o in buona parte di quello, o insomma in molti, non sono né cosí piccole, né tante, né cosí varie, né cosí difficili a congetturare, quando anche fossero nascoste, come quelle che operano in uno o in diversi individui particolarmente. E si vede in fatti, chi conosce un tantino la storia de’ regni, come i massimi avvenimenti sieno spesso derivati da piccolissimi affettacci di quel re, di quel ministro ec., da menome circostanze, da una passioncella, da una parola, da una ricordanza, da un’assuefazione individuale,  (710) da un carattere particolare, da inclinazioni; da qualità, accidenti della vita, amicizie o nimicizie ec. contratte dal principe o dal ministro ec. nello stato privato. Quindi si può vedere quanto la storia oggidí sia oscura e difficile allo scrittore, e come spesso debba riuscire in gran parte falsa e quindi inutile ai lettori; consistendo la chiave di sommi avvenimenti, la spiegazione di somme maraviglie, nella cognizione di aneddoti sempre difficili, spesso impossibili a sapere. E cosí oggi gli scrittori di aneddoti e bazzecole di corte sono piú benemeriti forse della storia che i sommi storici e scrittori delle massime cose (2 marzo 1821).


*    Alla p. 81, fine. L’uomo in tanto è malvagio né piú né meno, in quanto le azioni sue contrastano co’ suoi principii. Quanto piú dunque da un lato i principii sono meglio stabiliti, definiti, divulgati, chiariti, specificati, e formati l’uomo n’è imbevuto profondamente, e radicatamente persuaso; dall’altro lato quanto piú le opere contrastano a questi principii,  (711) tanto piú l’uomo è malvagio. E tanto peggiori realmente sono i popoli e i secoli, quanto piú le dette circostanze e de’ principii, e delle azioni sono universali,