Pagina:Zibaldone di pensieri II.djvu/218

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(821-822-823) pensieri 205

patibili colla nostra primitiva natura è cosí manifesto, anche per la osservazione sí di ciascuno di noi, sí de’ fanciulli, selvaggi, ignoranti ec. ec. che non ha bisogno di dimostrazione. Dunque, se non sono compatibili, è quanto dire che le ripugnano e contrastano. Dunque? dunque son barbari.  (822) Che sieno conformi all’uso e all’abitudine, non val piú di quello che vaglia la stessa circostanza a scusare un secolo depravato nella lingua. Che si stimino buoni assolutamente e piú buoni de’ naturali e primitivi, primieramente non val piú di quello che vaglia nella lingua, come ho detto; poi, siccome nella lingua questa opinione è erronea e deriva dall’inganno, parte dell’abitudine, parte della immaginaria perfezione assoluta, là dove è sostanzialmente imperfezione e vizio tutto ciò che si oppone all’indole e natura particolare e primitiva di una specie, quando anche questo medesimo sia virtú e perfezione in altra specie (20 marzo 1821).


*    Non solamente ciascuna specie di bruti stima o esplicitamente e distintamente, o certo implicitamente e confusamente, di esser la prima e piú perfetta nella natura, e nell’ordine delle cose, e che tutto sia fatto per lei, ma anche nello stesso modo ciascun individuo. E cosí accade tra gli uomini, che implicitamente  (823) e naturalmente ciascuno si persuade la stessa cosa.


     Parimente non v’è popolo sí barbaro che non si creda implicitamente migliore, piú perfetto, superiore a qualunque altro, e non si stimi il modello delle nazioni.


     Parimente non v’è stato secolo sí guasto e depravato, che non si sia creduto nel colmo della civiltà, della perfezione sociale, l’esemplare degli altri secoli, e massimamente superiore per ogni verso a tutti i secoli passati, e nell’ultimo punto dello spazio percorso fino allora dallo spirito umano.


     Con questa differenza però, che sebbene tutto è