Pagina:Zibaldone di pensieri II.djvu/249

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236 pensieri (878-879-880)

fettivamente all’individuo, e tendeva formalmente al suo scopo vero e dovuto, cosí che l’individuo se le affezionava e, trasformando se stesso in lei, trasformava l’amor di se stesso nell’amore di lei. Come appunto accade nei partiti, nelle congregazioni, negli ordini ec., massime quando sono nel primitivo  (879) vigore, e conservano la prima lor forma. Nel qual tempo gl’individui che compongono quel tal corpo fanno causa comune con lui e considerano i suoi vantaggi, gloria, progressi, interessi ec. come propri; e quindi amandolo, amano se stessi e lo favoriscono come se stessi. Che questo in ultima analisi è l’unico principio dell’amor di corpo, di patria, di religione universale o dell’umanità, e di qualunque possibile amore in qualunque animale.

Dunque l’amor proprio si trasformava in amor di patria. E l’odio verso gli altri individui? Non già spariva, ch’è sempre ed eternamente inseparabile dall’amor proprio, e quindi dal vivente: ma si trasformava in odio verso le altre società o nazioni. Cosa naturale e conseguente, se quella tal società o patria era per ciascuno individuo come un altro se stesso. Quindi desiderio di soverchiarle, invidia de’ loro beni, passione di render la propria patria signora delle altre nazioni, ingordigia altresí de’ loro beni e robe, e finalmente odio ed astio dichiarato; tutte cose che nell’individuo trovandosi verso gli altri individui, lo rendono per natura  (880) incompatibile colla società.

Dovunque si è trovato amor vero di patria, si è trovato odio dello straniero; dovunque lo straniero non si odia come straniero, la patria non si ama. Lo vediamo anche presentemente in quelle nazioni, dove resta un avanzo dell’antico patriotismo.

Ma quest’odio accadeva massimamente nelle nazioni libere. Una nazione serva al di dentro non ha vero amor di patria, o solamente inattivo e debole, perché l’individuo non fa parte della nazione se non