Pagina:Zibaldone di pensieri II.djvu/301

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288 pensieri (946-947-948)

pendenti l’una dall’altra. E questo ancora è difficilissimo, perché il fatto e la ragione dimostra, che anche questi tali si formano sempre un sistema comunque, sebbene possano forse talvolta esser pronti a cangiarlo secondo le nuove cognizioni o nuove opinioni che loro sopraggiungano. Ma il pensatore non è cosí. Egli cerca naturalmente e necessariamente un filo nella considerazione delle cose. È impossibile  (947) ch’egli si contenti delle nozioni e delle verità del tutto isolate. E se se ne contentasse, la sua filosofia sarebbe trivialissima e meschinissima e non otterrebbe nessun risultato. Lo scopo della filosofia (in tutta l’estensione di questa parola) è il trovar le ragioni delle verità. Queste ragioni non si trovano se non se nelle relazioni di esse verità e col mezzo del generalizzare. Non è ella cosa notissima che la facoltà di generalizzare costituisce il pensatore? Non è confessato che la filosofia consiste nella speculazione de’ rapporti? Ora, chiunque dai particolari cerca di passare ai generali, chiunque cerca il legame delle verità (cosa inseparabile dalla facoltà del pensiero) e i rapporti delle cose, cerca un sistema; e chiunque è passato ai generali ed ha trovato o creduto di trovare i detti rapporti, ha trovato o creduto di trovare un sistema, o la conferma e la prova o la persuasione di un sistema già prima trovato o proposto; un sistema piú o meno esteso, piú o meno completo, piú o meno legato, armonico e consentaneo nelle sue parti.

3°, Il male è quando dai generali si passa ai particolari, cioè dal sistema alla considerazione delle verità che lo debbono formare; ovvero, quando da pochi ed incerti e mal connessi ed infermi particolari, da pochi ed oscuri rapporti, si passa al sistema ed ai generali. Questi sono i vizi de’ piccoli spiriti, parte per la loro stessa piccolezza e la facilità che hanno di persuadersi; parte per la pestifera smania di formare sistemi, inventar paradossi, creare ipotesi in qualunque maniera, affine  (948) d’imporre alla moltitudine,