Pagina:Zibaldone di pensieri II.djvu/344

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(1001-1002-1003) pensieri 331



*    Quello che ho detto della difficoltà naturale che hanno e debbono avere i francesi a conoscere e molto piú a gustare le altrui lingue, cresce se si applica alle lingue antiche e, fra le moderne europee e cólte, alla lingua nostra. Giacché la lingua  (1002) francese è per eccellenza lingua moderna; vale a dire che occupa l’ultimo degli estremi fra le lingue nella cui indole ec. signoreggia l’immaginazione, e quelle dove la ragione (intendo la lingua francese qual è ne’ suoi classici, qual è oggi, qual è stata sempre da che ha preso una forma stabile e quale fu ridotta dall’Accademia). Si giudichi dunque quanto ella sia propria a servire d’istrumento per conoscere e gustare le lingue antiche, e molto piú a tradurle; e si veda quanto male Mad. di Staël (vedi p. 962) la creda piú atta ad esprimere la lingua romana che le altre, perciocch’è nata da lei. Anzi, tutto all’opposto: se c’è lingua difficilissima a gustare ai francesi, e impossibile a rendere in francese, è la latina, la quale occupa forse l’altra estremità o grado nella detta scala delle lingue, ristringendoci alle lingue europee. Giacché la lingua latina è quella fra le dette lingue (almeno fra le ben note e cólte, per non parlare adesso della celtica poco nota ec.) dove meno signoreggia la ragione. Generalmente poi le lingue antiche sono tutte suddite della immaginazione, e però estremamente separate dalla lingua francese. Ed è ben naturale che le lingue antiche fossero signoreggiate dall’immaginazione piú che qualunque moderna, e quindi siano senza contrasto le meno adattabili alla lingua francese all’indole sua ed alla conoscenza, e molto piú al gusto de’ francesi.  (1003) Nella scala poi e proporzione delle lingue moderne, la lingua italiana, alla quale tien subito dietro la spagnuola, occupa senza contrasto l’estremità della immaginazione ed è la piú simile alle antiche ed al carattere antico. Parlo delle lingue moderne cólte, se non altro delle europee, giacché non voglio