Pagina:Zibaldone di pensieri II.djvu/384

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(1054-1055-1056) pensieri 371

Forcellini e il Saggio sugli errori popolari degli antichi (15 maggio 1821).  (1055)


*   Couper dee venire da κόπτειν (16 maggio 1821).


*    Quanto sia vero che la scrittura chinese si possa quasi perfettamente intendere senza saper punto la lingua, vedi, se vuoi, Soave, Appendice 2 al capo II, lib. 3 del Compendio di Locke, Venezia, 3a edizione, t. II, p. 63, principio (16 maggio 1821).


*   L’incredulità in qualunque genere è spesso propria di chi poco sa e poco ha pensato, per lo stesso motivo per cui questi tali non conoscono o si trovano imbrogliati nel trovar la cagione o il modo come possano esser vere tante cose che non possono negare. Conoscendo poche cose conoscono un piccol numero di cagioni, un piccol numero di possibilità, un piccol numero di maniere di essere o di accadere ec., un piccol numero di verisimiglianze. Chi, oltre il sapere e il pensar poco, non ragiona, facilmente crede, perché non si cura di cercare come quella cosa possa essere. Ma chi, quantunque sapendo e pensando poco, tuttavia ragiona o si picca di ragionare, non vedendo come una cosa possa essere, e sapendo che quello che non può essere non è, non la crede; e questo non in sola apparenza o per orgoglio, affettazione di spirito ec., ma bene spesso in buona coscienza e naturalmente (17 maggio 1821).  (1056)


*   Alla p. 1038. La lingua latina, prima del detto tempo, ebbe anzi alcuni scrittori veramente insigni, e come scrittori di letteratura e come scrittori di lingua; alcuni eziandio che nel loro genere furono cosí perfetti che la letteratura romana non ebbe poi nessun altro da vincerli. Lasciando gli oratori nominati da Cicerone e principalmente i Gracchi (o C. Gracco), lasciando tanti altri scrittori perduti, come alcuni co-