Pagina:Zibaldone di pensieri II.djvu/428

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(1114-1115) pensieri 415

è frequente, ma continuata. E se i latini avessero voluto fare un frequentativo di rapere, dal participio raptus avrebbero fatto raptitare e non raptare, anzi Gellio fa menzione effettivamente di tal verbo raptitare, IX, 6, nel qual luogo puoi vedere molti esempi di tali frequentativi in itare, formati, com’egli pur nota, da’ participii de’ verbi originarii. E i verbi augere, salire, jacere, prehendere o prendere, currere, mergere, defendere, capere, dicere, ducere, facere, vehere, venire, pendere, gerere e altri tali che hanno i loro continuativi, auctare, saltare, iactare, prehensare o prensare, cursare, mersare, defensare, captare, dictare, ductare (che i grammatici chiamano contrazione di ductitare e sbagliano), vedi p. 2340, factare, vectare, ventare, pensare, gestare, formati tutti dal loro participio o supino, secondo le leggi da noi osservate, hanno pure i frequentativi auctitare, saltitare, iactitare, prensitare, cursitare, mersitare, defensitare, captitare, dictitare, ductitare, factitare, vestitare, ventitare, pensitare, gestitare, distinti per forma e per significato proprio dai detti continuativi, e non derivati (certo ordinariamente) da questi (come va dicendo qua e là il Forcellini) ma immediatamente da’ verbi originarii. Vedi p. 1201. Il verbo videre, da cui nasce il verbo continuativo anomalo visere (in luogo di visare), ha pure il suo frequentativo visitare, dal participio  (1115) visus, comune a videre col suo continuativo visere, e ciò per anomalia. Legere e scribere, che hanno i loro frequentativi ec., si crede ancora che abbiano i continuativi lectare e scriptare, de’ quali vedi il Forcellini, voce lecto, che non sono frequentativi, né lo stesso che lectitare e scriptitare, come dice esso Forcellini, ib., e voce scripto. Cosí pure del verbo vivere, che ha il frequentativo victitare, credono alcuni di trovare in Plauto victare (Captiv. I, 1, v .15). Da prandere, che ha il frequentativo pransitare, noi abbiamo pransare, che oggi si dice pranzare, ma pranso, aggettivo o participio e sostantivo, si trova nel Caro e in Dante