Pagina:Zibaldone di pensieri II.djvu/493

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480 pensieri (1200-1201)

questi tali piaceri non sono assoluti neppure dentro i limiti di una sola specie, anzi neppure di un solo individuo, e dipendono sommamente, almeno in gran parte, dall’assuefazione). L’uomo è piú inclinato al suo simile giovane, che al suo simile vecchio. Cosí anche gli altri animali. Questa non è idea, ma inclinazione, tendenza e passione; ed è fuori della teoria del bello, perch’è fuori ancora della sfera dell’armonia. Le tendenze sono innate e comuni a tutti gli uomini; le idee no. Ma nel detto caso la mente non giudica, bensí il fisico dell’uomo si sente inclinato e trasportato. Non tutti i piaceri che vengono per la vista appartengono alla bellezza, sebbene gli oggetti che producono i detti piaceri si chiamano ordinariamente belli; ma quelli soli derivano dall’armonia e convenienza, sí delle parti fra loro, sí del tutto col suo fine.

Io credo poi ancora che la stessa idea dell’uomo che le cose debbano convenire fra loro non sia innata ma acquisita e derivi dall’assuefazione, in questo modo. Io sono avvezzo a vedere, per esempio, negli uomini  (1201) le tali e tali forme. Se ne vedo delle differenti e contrarie, le chiamo sconvenienti, perché elle mi producono un effetto contrario alla mia assuefazione. Sviluppate quest’idea (20 giugno 1821).


*    Perché la parzialità è sempre odiosa e intollerabile, quando anche colui che favorisce o benefica alcuno piú degli altri non tolga niente agli altri del loro dovuto, né di quello che darebbe loro in ogni caso, né li disfavorisca in nessun modo? Per l’odio naturale dell’uomo verso l’uomo, inseparabile dall’amor proprio. E vedi in questo proposito la parabola del padre di famiglia e degli operai del Vangelo (21 giugno, dí del Corpus Domini, 1821). Vedi p. 1205, fine.

*    Alla p. 1114, verso il fine. Il Forcellini ora fa derivare i continuativi da’ frequentativi, (come ductare da