Pagina:Zibaldone di pensieri II.djvu/45

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32 pensieri (507-508-509)

stati esenti dai pericoli e dai mali, anzi tutto l’opposto e spesso piú degli altri (15 gennaio 1821).


*    Qual è la piú grata compagnia? Quella che rileva l’idea che abbiamo di noi medesimi; quella che ci fa compiacere di noi stessi, che ci persuade di valer piú che non credevamo, che ci mostra come lodevoli alcune qualità dove non credevamo di meritar lode o non tanta,  (508) quella da cui partiamo con maggiore stima di noi, che ci lascia piú soddisfatti di noi stessi. Tutto è amor proprio nell’uomo e in qualunque vivente. Amabile non pare e non è, se non quegli che lusinga, giova ec. l’amor proprio degli altri. Questa è una delle principali osservazioni ed artifizi per farsi stimare di buona compagnia, rendersi piacevole e amabile, farsi desiderare e far fortuna: nominatamente nella galanteria. Cosa ben conosciuta dai professori di quest’ultima arte. Vedi quello che lord Nelvil [dice] di Mad. d’Arbigny presso la Staël nella Corinna. Si desidera bene spesso la compagnia di qualcuno, ci si trova un pascolo, un piacere nuovo e straordinario: né si vede bene perchè, ma si attribuisce all’amabilità delle sue maniere e del suo carattere. La ragion vera [è] ch’egli sa fare che noi ci stimiamo da piú di quello che facessimo, o confermarci nella buona opinione che avevamo di noi (15 gennaio 1821).


*    Come noi diciamo in paragone, in comparazione per rispetto, appetto, verso, appresso, cosí Floro II, 15, della terza Punica: et in comparatione priorum  (509) minimum labore. Il Forcellini non ha esempio di questa locuzione, eccetto uno di Curzio che la contiene materialmente, ma non equivale nel senso; quas in comparatione meliorum avaritia contempserat. L’appendice nulla (15 gennaio 1821).


*    Il Petrarca, nella canzone Italia mia:

      Ed è questo del seme,