Pagina:Zibaldone di pensieri II.djvu/469

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456 pensieri (1167-1168)

anomalo il verbo plectere ne’ significati di piegare, intrecciare e simili (14 giugno 1821). Vedi p. 2225, capoverso 1.


*    Alla p. 1154, principio. E lo stesso dico de’ verbi d’altre forme. Come l’antico participio di noscere si deduce dal verbo noscitare, formato da noscitus, come notare da notus. Cosí di pascere dal verbo pascitare, formato da pascitus in luogo di pastus. E non solo di altre forme, anche d’altre congiugazioni. Come doctus che sia contrazione di docitus facilmente rilevasi da nocitus e nociturus di nocere, verbo che non differisce materialmente da docere, se non che d’una lettera; da placitus di placere, verbo regolarissimo della stessa congiugazione seconda e da molti altri simili participii. Se doctus fosse il vero participio, lo sarebbe plactus dirittamente invece di placitus. Da coerceo, non coarctus o coerctus, ma coercitus, sebben poi contratto in coarctare ec. Il supino paritum e il participio paritus di parere cioè partorire, in luogo de’ quali sono piú usitati partum e partus, deducesi però necessariamente da pariturus. E parturus, ch’io sappia, non si dice mai. Vedi p. 2009 e 2200, capoverso 2.

Io stimo probabile che il verbo sollicitare, intorno all’origine del quale vanno a tastoni gli etimologisti che lo derivano da citare, venga piuttosto  (1168) da quel medesimo verbo da cui vedemmo formato adlicere (cioè dal verbo lacere) che ora fa nel participio adlectus, onde adlectare, e anticamente faceva, secondo me, adlicitus. E cosí penso che sollicitare sia lo stesso che sublicitare, dal participio sublicitus di un antico sublicere (altro composto di lacere), dal qual participio, contratto in sublectus, abbiamo effettivamente in Plauto il verbo sublectare. Di maniera che il significato appunto di adlicere, invitare, che i vocabolaristi danno a sollicitare come traslato e secondario, dovrebbe con-