Pagina:Zibaldone di pensieri II.djvu/477

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464 pensieri (1179-1180)



*    Non è verisimile che la lingua chinese si sia conservata la stessa per sí lunga serie di secoli, a differenza di tutte le altre lingue. Eppure i suoi piú antichi scrittori s’intendono mediante le stesse regole appresso a poco che servono ad intendere i moderni. Ma la cagione è che la loro scrittura è indipendente quasi dalla lingua, come ho detto altrove; e, come pure ho detto, la lingua chinese potrebbe perire e la loro scrittura conservarsi e intendersi né piú né meno. Cosí dunque io non dubito che la loro antica lingua, malgrado l’immutabilità straordinaria di quel popolo, se non è perita, sia certo alterata. Il che non si può conoscere, mancando monumenti dell’antica lingua, benché restino monumenti dell’antica scrittura. La quale ha patito bensí anch’essa e va soffrendo le sue diversificazioni; ma i caratteri (indipendenti dalla lingua nel chinese) non essendo nelle mani e nell’uso del popolo (massime nella China,  (1180) dove l’arte di leggere e scrivere è sí difficile), conservano molto piú facilmente le loro forme essenziali e la loro significazione, di quello che facciano le parole che sono nell’uso quotidiano e universale degl’idioti e de’ cólti, della gente d’ogni costume, d’ogni opinione, d’ogni naturale, d’ogni mestiere, d’ogni vita e accidenti di vita (a questo proposito ecco un passo di Voltaire portato dal Monti, Proposta ec., vol. II, par. 1, p. 159: Quasi tutti i vocaboli che frequentemente cadono nel linguaggio della conversazione, ricevono molte digradazioni, lo svolgimento delle quali è difficile; il che ne’ vocaboli tecnici non accade, perché piú preciso e meno arbitrario è il loro significato.) E lo vediamo pur nel latino; perduta la lingua e conservati i caratteri, quanto alle forme essenziali e al valore. Cosí nel greco ec. Ora, nella China, conservato l’uso, la forma e il significato de’ caratteri antichi, è conservata la piena intelligenza delle antiche scritture, quando anche oggi si leggessero con parole e in