Pagina:Zibaldone di pensieri II.djvu/481

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468 pensieri (1183-1184)

determinato non derivi dalla bellezza propria ed assoluta di tale o tale altra cosa, ma da circostanze affatto estrinseche al genere e alla sfera del bello.

Ed ampliando questa osservazione, se noi vorremo vedere come i fanciulli a poco a poco si formino  (1184) l’idea delle proporzioni e delle convenienze determinate e speciali, e come senz’alcuna idea innata né di proporzioni né di convenienze particolari e applicate, giungano pur brevemente a giudicar quella cosa bella e quell’altra brutta, e quella buona e quell’altra cattiva e ad accordarsi piú o meno col giudizio universale intorno alla bruttezza o bellezza, bontà o il suo contrario, senza però averne nell’intelletto o nella immaginazione alcun tipo; consideriamo, per modo di esempio, il progresso delle idee de’ fanciulli circa le forme dell’uomo e vediamo come a poco a poco arrivino a giudicare e a sentire la bellezza e la bruttezza estrinseca degl’individui umani.

Il fanciullo quando nasce non ha veruna idea quali siano e debbano essere le forme dell’uomo (eccetto per quello ch’ei sente materialmente e può concepire delle sue proprie membra e parti mediante l'esperienza de’ sensi. Ma se egli non ha l’idea di dette forme, e questo è costante presso tutti gl’ideologi, come potrà averla della loro bellezza? Come potrà aver l’idea della qualità, non avendo quella del soggetto? E cosí discorrete di tutti gli altri oggetti suscettibili di bellezza, di nessuno de’ quali il fanciullo ha idea innata. Come dunque potrà avere idea della bellezza, prima di aver la menoma idea di quelle cose che ponno esser belle? Poniamo un essere, non soltanto possibile, ma reale e che noi pur sappiamo ch’esista, senza però conoscerlo in altro conto. Che idea abbiamo noi della sua bellezza o bruttezza? Ma se è assolutamente ignoto quel bello e quel brutto che appartiene a forme ignote ec., dunque il bello non è assoluto); l’acquista però ben presto