Pagina:Zibaldone di pensieri II.djvu/482

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(1184-1185-1186) pensieri 469

col vedere, toccare ec. E vedendo, per esempio, in tutte le persone che lo circondano il naso o la bocca di quella tal misura che noi chiamiamo proporzionata, si forma necessariamente e naturalmente l’idea che quella tal parte dell’uomo sia e debba essere di quella tal misura. Ecco sùbito l’idea di una proporzione non assoluta, ma relativa; idea non innata, ma acquisita, non derivata  (1185) dalla natura né dall’essenza delle cose, né da un tipo e da una nozione preesistente nel suo intelletto, né da un ordine necessario, ma dall’assuefazione del senso della vista circa quel tale oggetto e dall’arbitrio della natura che ha fatto realmente la maggior parte degli uomini in quel tal modo.

Acquistata cosí per solissima assuefazione l’idea delle proporzioni o convenienze, il fanciullo si forma facilmente quella delle sproporzioni e sconvenienze, che è sempre e necessariamente posteriore a quella dei loro contrari, e perciò l’idea del brutto e del cattivo è posteriore a quella del buono e del bello (il che non sarebbe se fosse assoluta e primitiva e ingenita nell’uomo e appartenente all’essenza e natura della sua mente e della sua facoltà concettiva), e deriva non da un tipo, ma dalla detta idea in questo modo che son per dire. Seguendo l’esempio che abbiamo scelto, se il fanciullo vede un naso molto piú lungo o piú corto di quello ch’é assuefatto a vedere, concepisce sùbito il senso della sproporzione e sconvenienza, cioè di una mera contraddizione con la sua propria abitudine di vedere, e forma il giudizio dello sproporzionato e sconveniente, ossia del brutto. Ed eccolo ben presto d’accordo col giudizio universale degli uomini circa la bellezza e la bruttezza determinata,  (1186) senza averne portata né ricevuta dalla natura o dalla ragione verun’idea.

Ma ecco prove piú trionfanti di questa mia proposizione, cioè che l’idea d’ogni proporzione, d’ogni