Pagina:Zibaldone di pensieri II.djvu/485

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472 pensieri (1188-1189-1190)

poterle confrontare e formarsene quindi l’idea della proporzione determinata, idea ch’egli non ha; 2°, non ha l’abito di confrontare minutamente, ch’è l’unico mezzo di giudicare minutamente della proporzione e sproporzione, bellezza o bruttezza, buono o cattivo. Cosí andate discorrendo e applicate queste osservazioni a tutte le facoltà e cognizioni umane. E dal vedere che il senso  (1189) del bello è suscettivo di raffinamento e accrescimento sí ne’ fanciulli e sí negli uomini già formati deducete ch’esso non è dunque innato né assoluto, giacché quello che ha bisogno di essere acquistato e formato non è ingenito, e quello che, essendo suscettivo di accrescimento, è per conseguenza suscettivo di cangiamento, non è né può essere assoluto.

Dunque io non riconosco negli individui veruna differenza di naturale disposizione ed ingegno a riconoscere e sentire il bello ed il brutto ec.? Anzi la riconosco, ma non l’attribuisco a quello a cui si suole attribuire: cioè ad un sognato magnetismo che trasporti gl’ingegni privilegiati verso il bello e glielo faccia sentire e scoprire senza veruna dipendenza dall’assuefazione, dall’esperienza, dal confronto; ad una simpatia dell’ingegno con un bello esistente nella natura astratta; ad un favore della natura che si riveli spontaneamente a questi geni privilegiati ec. ec. Tutti sogni. Il genio del bello, come il genio della verità e della filosofia, consiste unicamente nella delicatezza degli organi che rende l’uomo d’ingegno, 1°, facile ed inclinato a riflettere, ad osservare,  (1190) a notare, a scoprire le minute cose e le minime differenze; 2°, a paragonare, e nel paragone ad essere diligente, minuto, e ritrovare le minime disparità, le minime somiglianze, le menome contrapposizioni, i menomi rapporti; 3°, ad assuefarsi in poco tempo; e con poca esperienza, poco vedere ec., poco uso insomma de’ sensi, poco esercizio materiale delle