Pagina:Zibaldone di pensieri II.djvu/80

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(569-570) pensieri 67

zioni, discordie, partiti, clientele, risse, guerre, e alla fine vittoria e preponderanza di un solo e monarchia. Perciò gli antichi legislatori, come Licurgo, o i savi repubblicani, come Fabrizio, Catone ec., proibivano le ricchezze, gastigavano chi possedeva troppo piú degli altri (come fece Fabrizio nella censura), proscrivevano il sapere, le scienze, le arti, la cultura dello spirito, in somma ogni sorta di πλεονεξία. Perciò tutte le repubbliche e democrazie vere sono state povere e ignoranti  (569) finché ha durato il loro benessere. Perciò gli ateniesi arrivavano ad esser gelosissimi anche del troppo merito, della virtú segnalata, della mera gloria, ancorché spoglia di onori esterni; ed è osservabile che la superiorità del merito anche fra i romani fu tanto piú sfortunata, quanto la democrazia era piú perfetta, cioè ne’ primi tempi, come in Coriolano, in Camillo ec. Colle ricchezze, il lusso, le aderenze, la coltura degl’ingegni, la troppa disuguaglianza delle dignità ed onori esteriori, del potere ec., ed anche la sola eccessiva sproporzione del merito e della pura gloria, perirono e sempre periranno tutte le democrazie.

Ma siccome è impossibile la durevole conservazione della perfetta uguaglianza e la perfetta uguaglianza è il fondamento essenziale e la conservatrice sola e indispensabile della democrazia, cosí questo stato non può durar lungo tempo e si risolve naturalmente nella monarchia, se non è abbastanza fortunato per cader piuttosto nell’oligarchia o nel governo degli ottimati, cioè nell’aristocrazia, le quali  (570) però non sono ordinariamente, anzi si può dir sempre, fuori che un altro gradino alla monarchia. Vedi p. 608, capoverso 1.

Il solo preservativo contro la troppa e nocevole disuguaglianza nello stato libero è la natura, cioè le illusioni naturali, le quali dirigono l’egoismo e l’amor proprio appunto a non voler nulla piú degli altri, a