Pagina:Zibaldone di pensieri II.djvu/102

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(608) pensieri 89

circostanze, ed usare quella figura si disporrebbero le parole al rovescio: prima la patria, che nessuno ha ed è un puro nome; poi la libertà, che il piú delle persone amerebbe, anzi ama per natura, ma non è avvezzo neanche a sognarla, molto meno a darsene cura; poi la gloria, che piace all’amor proprio, ma finalmente è un vano bene; poi l’onore, del quale si suole aver molta cura, ma si sacrifica volentieri per qualche altro bene; finalmente le ricchezze, per le quali onore, gloria, libertà, patria e Dio, tutto si sacrifica e s’ha per nulla: le ricchezze, il solo bene veramente solido secondo i nostri valorosi contemporanei; il piú capace anzi di tutti questi beni il solo capace di stuzzicar l’appetito, e di spinger davvero a qualche impresa anche i vili (4 febbraio 1821).


*    Alla p. 465. Bisogna combattere ad armi uguali, chi non vuol restare sicuramente inferiore. Dunque  (608) tutto il mondo oggidí essendo armato di egoismo, bisogna che ciascuno si provveda della medesima arma, anche i piú virtuosi e magnanimi, se voglion far qualche cosa.


*    Alla p. 570, principio. Perché come gli oligarchi e gli ottimati a forza di fazioni, di clientele, di largizioni, di artifizi di ogni sorta, hanno vinto la plebe in cui risiedeva il potere, e l’hanno vinta colle forze comuni, cosí questi pochi, nei quali risiede ora il potere, mediante l’egoismo e la πλεονεξία, inevitabile quando la virtú e la natura è sparita dal mondo, non si accordano neppure intorno agl’interessi comuni di questa piccola società, il cui solo bene era divenuto loro scopo; e ciascuno, cercando il ben proprio, si dividono di nuovo in partiti; il partito vincitore si suddivide di nuovo per gli stessi motivi; finattanto che piú presto o piú tardi, la vittoria e il potere resta in mano di un solo, il quale essendo indivisibile, final-