Pagina:Zibaldone di pensieri II.djvu/87

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74 pensieri (580-581-582)

stanze e dalle forze o esterne o accidentali, perch’essendo primitiva e naturale, è necessaria e durevole in ragione, quanto dura quell’essere che la contiene e ne è composto? Sarebbe lo stesso che voler considerare un uomo senza la facoltà del pensiero, la quale è parimente indipendente dagli accidenti. In questa ipotesi sarà un altro  (581) essere, ma non un uomo. Dunque un uomo, privo della libertà e della uguaglianza, in ragione sarebbe privo dell’essenza umana e non sarebbe un uomo, ch’è impossibile. Né egli si può condannare a perdere realmente e radicalmente questa qualità, neppure spontaneamente; e nessuna promessa, contratto, volontà propria e libera lo può mai spogliare in minima parte del diritto di seguire in tutto e per tutto la sua volontà, oggi in un modo, domani in un altro; e come egli ha potuto adesso volontariamente ubbidire e promettere di ubbidire per sempre, cosí l’istante appresso egli può disubbidire in diritto, e non può non poterlo fare. Vedi p. 452,1, capoverso 1. Dunque la società, spogliando l’uomo in fatto di alcune sue qualità essenziali e naturali, è uno stato che non conviene all’uomo, non corrisponde alla sua natura; quindi essenzialmente e primitivamente imperfetto ed alieno per conseguenza dalla sua felicità, e contraddittorio nell’ordine delle cose.

Del resto, tutto quello ch’io dico della necessità, dell’unità e quindi dipendenza,  (582) soggezione e disuguaglianza nella società, non appartiene e non ha forza in quanto a quella società veramente primordiale, che entra nell’essenza ordine e natura della specie umana e degli animali; società imperfetta in quanto società; perfetta in quanto all’essenza vera e primitiva dell’uomo e degli animali e all’ordine delle cose, dove nulla è perfetto assolutamente, ma relativamente. Volendo appurare l’idea della società, ne risulta direttamente la conseguenza che ho detto, cioè la necessità dell’unità, e quindi della monarchia ec. Ma