Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/581

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[p. 74 modifica] essere, ma non un uomo. Dunque un uomo, privo della libertà e della uguaglianza, in ragione sarebbe privo dell’essenza umana e non sarebbe un uomo, ch’è impossibile. Né egli si può condannare a perdere realmente e radicalmente questa qualità, neppure spontaneamente; e nessuna promessa, contratto, volontà propria e libera lo può mai spogliare in minima parte del diritto di seguire in tutto e per tutto la sua volontà, oggi in un modo, domani in un altro; e come egli ha potuto adesso volontariamente ubbidire e promettere di ubbidire per sempre, cosí l’istante appresso egli può disubbidire in diritto, e non può non poterlo fare. Vedi p. 452,1, capoverso 1. Dunque la società, spogliando l’uomo in fatto di alcune sue qualità essenziali e naturali, è uno stato che non conviene all’uomo, non corrisponde alla sua natura; quindi essenzialmente e primitivamente imperfetto ed alieno per conseguenza dalla sua felicità, e contraddittorio nell’ordine delle cose.

Del resto, tutto quello ch’io dico della necessità, dell’unità e quindi dipendenza,