Pagina:Zibaldone di pensieri III.djvu/107

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(1330-1331-1332) pensieri 93

e restituirci le stesse qualità, o poco differenti. Giacché quella modestia, quella timidezza, quella vergogna naturale ec. si trova bene spesso in molti, non piú naturale, ché l’hanno perduta, ma artifiziale, ché mediante l’arte a poco a poco e stentatamente l’hanno ricuperata (15 luglio 1821).


*    Ho detto altrove che nell’antico sistema delle nazioni la vitalità era molto maggiore e la mortalità minore che nel moderno. Non intendo con  (1331) ciò di fondarmi principalmente sopra la maggior durata possibile della vita umana in quei tempi che adesso. Le storie provano che fra la piú lunga vita degli antichi e la piú lunga de’ moderni (almeno fin da quei tempi de’ quali si hanno notizie precise) non v’é divario, o poco; e smentiscono in questo i sogni di alcuni. Ed è ben simile al vero che la natura abbia stabilito appresso a poco i confini possibili della vita umana, oltre a’ quali non si possa per nessuna cagione passare, come gli ha stabiliti agli altri animali, nella cui longevità presente non credo che si trovi differenza coi tempi antichi. Almeno ciò si può dire in ordine a quel sistema terrestre, a quell’epoca del globo terraqueo che c’è nota; potendo però il detto sistema avere avuto altre epoche e grandi rivoluzioni. Ed anche ci può essere (o esserci stata) qualche razza umana piú longeva o meno, come vediamo differenze notabili di longevità nelle razze, per esempio, de’ cavalli.

Ma io suppongo, e bisogna generalmente supporre, che l’antichità nota a noi non potesse viver piú di quello che si possa vivere oggidí. La maggior vitalità del tempo antico non è quanto alla potenza, ma quanto all’effetto, vale a dire, la realizzazione della potenza.  (1332) Vale a dire che, non potendo gli antichi vivere piú lungamente di quello che possano i moderni, vivevano però, generalmente parlando, piú di quello che i