Pagina:Zibaldone di pensieri III.djvu/106

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92 pensieri (1329-1330)

pio (come quasi tutte le discipline), perciò questa arte conserva presso i forestieri e nelle lingue loro molte parole o termini italiani, cioè venuti dall’italiano e applicati a quell’arte o scienza in Italia e da’ nostri scrittori. Vedi la lettera del Lancetti al Monti nella Proposta ec., vol. II, par.1, nell’Appendice (15 luglio 1821).


*    Si suol dire: se il tale incomodo ec. ec. fosse durevole, non sarebbe sopportabile. Anzi si sopporterebbe molto meglio, mediante l’assuefazione e il tempo. All’opposto, diciamo frequentemente: il tal piacere ec. sarebbe stato grandissimo se avesse durato. Anzi durando non sarebbe stato piú piacere (15 luglio 1821).


*    Non è mai sgraziato un fanciullino che si vergogna e parlando arrossisce e non sa stare né operare né discorrere in presenza altrui; bensí un giovane poco pratico del buon tratto e desideroso di esserlo o di comparirlo. Non è mai sgraziata una pastorella che non sa levar gli occhi trovandosi fra persone nuove, né ha la maniera di contenersi,  (1330) di portarsi ec.; bensí una donna, egualmente o anche meno timida e piú istruita, ma che, volendo figurare o essere come le altre in una conversazione, non sappia esserlo o non abbia ancora imparato. Cosí lo sgraziato non deriva mai dalla natura (anzi le dette qualità naturali sono graziose sempre ec. ec.), ma bensí frequentemente dall’arte; e questa non è mai fonte di grazia né di convenienza, se non quando ha ricondotto l’uomo alla natura o all’imitazione di essa, cioè alla disinvoltura, all’inaffettato, alla naturalezza ec. E l’andamento necessario dell’arte è quasi sempre questo: farci disimparare quello che già sapevamo senza fatica, e toglierci quelle qualità che possedevamo naturalmente; poi con grande stento, esercizio, tempo, tornarci a insegnare le stesse cose,