Pagina:Zibaldone di pensieri III.djvu/22

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
8 pensieri (1215-1216)

role e dei modi, io credo che quello ch’é buono e conveniente per tutte le lingue d’Europa debba esserlo, massime in un secolo della qualità che ho detto, anche per l’Italia, che sta pure nel mezzo d’Europa, e non è già la Nuova Olanda né la terra di Jesso. E se hanno accettate ed usano continuamente le dette voci quelle lingue europee che non hanno punto che fare colla francese, quanto piú dovrà farlo e piú facilmente e con piú naturalezza e vantaggio la nostra lingua, ch’é sorella carnale della francese? Le origini di dette parole a noi  (1216) riescono familiari e domestiche, perché in gran parte derivano dal latino, benché applicate ad altre significazioni che non avevano né potevano aver nel latino, mancando i latini di quelle idee. Spessissimo vengono dal greco, che a noi non è piú, anzi meno, alieno di quello che sia alle altre lingue cólte moderne. Spesso sono interamente italiane, cioè stanno già materialmente nel nostro linguaggio, benché in significato diverso e meno sottile o meno preciso, perché i nostri antichi non poterono aver quelle idee, che oggi abbiamo noi, non perciò meno italiani di loro, né quelle idee sono meno italiane perché i nostri antichi non le arrivarono a concepire, o solo confusamente, secondo la natura de’ tempi e lo stato dello spirito umano.

Si condannino, come e quanto ragion vuole, e si chiamino barbari i gallicismi, ma non (se cosí posso dire) gli europeismi: ché non fu mai barbaro quello che fu proprio di tutto il mondo civile e proprio per ragione appunto della civiltà, come l’uso di queste voci che deriva dalla stessa civiltà e dalla stessa scienza d’Europa.

Osservate, per esempio, le parole genio, sentimentale, dispotismo, analisi, analizzare, demagogo, fanatismo, originalità ec. e tante simili, che tutto il mondo intende, tutto il mondo adopera in una stessa e precisa