Pagina:Zibaldone di pensieri III.djvu/234

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220 pensieri (1539-1540)

paiono molto brutti, perché sei avvezzo a vederli. Cosí pure ci accade riguardo a questo o quell’individuo in particolare. Ma quello che accade a te in quel nuovo paese, accadrà pure a que’ paesani venendo nel tuo. Viaggiando però molto, si arriva presto a perdere queste tali sensazioni, per effetto parimente dell’assuefazione (21 agosto 1821).


*    Ho detto qui sopra che il bello è raro e il brutto ordinario. Come dunque l’idea del bello deriva dall’assuefazione e dall’idea che l’uomo si forma dell’ordinario, il quale giudica conveniente? Deriva, perché quello che gli uomini o le cose hanno d’irregolare non è comune. Tutti questi son brutti, ma quegli in un modo, questi in un altro. L’irregolarità ha mille forme. La regolarità una sola, o poche. E gli stessi brutti hanno sempre qualcosa di regolare, anzi quasi  (1540) tutto, bastando una sola e piccola irregolarità a produr la bruttezza. Cosí dunque l’uomo si forma naturalmente l’idea del bello, quando anche non avesse mai veduto altro che brutti, distinguendo senza pure avvertirlo ciò che le loro forme hanno di comune, da ciò che hanno di straordinario e quindi irregolare. E posto il caso che il tale non avesse veduto alcuna persona senza un tale identico difetto o che l’avesse veduto nella maggior parte delle persone a lui note, quel difetto sarebbe per lui virtú ed entrerebbe nel suo bello ideale. Cosí accadrebbe nel paese de’ monocoli. E forse può qui aver luogo il caso di una giovane da me conosciuta, che sino a venticinque anni credé sempre costantemente che nessuno vedesse dall’occhio sinistro, perch’ella non ci vedeva, e niuno se n’era accorto. L’immagine pertanto ch’ella si formava della bellezza umana era di un uomo cieco da un occhio ed avrebbe stimato difetto il contrario (21 agosto 1821).


*    Come tutto sia assuefazione ne’ viventi, si può an-