Pagina:Zibaldone di pensieri III.djvu/252

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
238 pensieri (1568-1569)

perché chi ha forza di far questo ha perduto la stima di se stesso, fonte, guardia e nutrice della virtú; e chi ha perduto la stima di se e consentito a perderla, e non se ne pente né cerca ricuperarla ec., o chi non l’ha mai posseduta né curata, non può assolutamente essere virtuoso (26 agosto 1821).


*    Quello che ho detto altrove del sozzo e del polito si può parimente dire dello schifoso ec. ec. E si può aggiungere che non solo nelle diverse specie d’animali, ma in una stessa specie, in uno stesso individuo, massimamente umano, l’idea del sozzo o del netto varia in maniera, secondo le assuefazioni ec., che non si può ridurre a veruna forma concreta universale (27 agosto 1821).


*    La massima conformabilità dell’uomo rispetto a tutte le altre creature note fa che si  (1569) trovino assai maggiori e piú numerose differenze fra gl’individui umani e fra le successive condizioni di uno stesso individuo che in qualunque altra specie di esseri (27 agosto 1821).


*    Le maravigliose facoltà che acquistano i sordi, i ciechi ec., o nati o divenuti, sono un’altra gran prova del quanto le nostre facoltà e quelle de’ viventi derivino dalle circostanze e dall’assuefazione; e del quanto sia sviluppabile, modificabile, duttile, pieghevole, conformabile la natura umana (27 agosto 1821).


*    Ma ben altro è la conformabilità che la perfettibilità. Cosa generalmente non intesa dai filosofi, i quali credono di aver provato che l’uomo è perfettibile, quando hanno provato ch’é conformabile. Il che anzi dimostrerebbe l’opposto, cioè che le varie qualità e facoltà non primitive che si sviluppano nell’uomo mediante la coltura ec. ec., non sono ordinate dalla na-