Pagina:Zibaldone di pensieri III.djvu/253

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(1569-1570-1571) pensieri 239

tura, ma accidentali, e figlie delle circostanze, come le malattie che modificano viziosamente i nostri organi ec. ec. (27 agosto 1821).  (1570)


*   La nostra civiltà, che noi chiamiamo perfezione essenzialmente dovuta all’uomo, è manifestamente accidentale, sí nel modo con cui s’é conseguita, sí nella sua qualità. Quanto al modo, l’ho già mostrato altrove. Quanto alla qualità, essendo l’uomo diversissimamente conformabile e potendo modificarsi in milioni di guise dopo che s’é allontanato dalla condizione primitiva, egli non è tale qual è oggi, se non a caso, e in diverso caso, poteva esser diversissimo. E questo genere di pretesa perfezione a cui siam giunti o vicini è una delle diecimila diversissime condizioni a cui potevamo ridurci e che avremmo pur chiamate perfezioni. Consideriamo le storie e le fonti del nostro stato presente, e vediamo quale infinita combinazione di cause e circostanze differentissime ci abbia voluto a divenir quali siamo. La mancanza delle quali cause o combinazioni ec. in altre parti del globo fa che gli uomini o restino senza civiltà e poco lontani dallo stato primitivo, o siano civili, cioè perfetti, in diversissimo modo, come i chinesi. Dunque è manifesto che la nostra civiltà, che si crede essenzialmente appartenerci, non è stata  (1571) opera della natura, non conseguenza necessaria e primordialmente preveduta delle disposizioni da lei prese circa la specie umana (e tale dovrebb’essere s’ella fosse perfezione), ma del caso. In maniera che, per cosí dire, neppur la natura, formando l’uomo, poteva indovinare, non dico ciò che fosse per divenire, ma come potesse e dovesse divenir perfetto e in che cosa consistesse la sua perfezione, ch’é pur lo scopo e l’integrità di quell’esistenza ch’ella stessa gli dava e formava. Non sapeva dunque che cosa ella si formasse, giacché gli esseri e le cose tutte non vanno considerate, né si può giudicar di