Pagina:Zibaldone di pensieri III.djvu/282

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268 pensieri (1617-1618-1619)

resta alcun’altra ragione per credere assolutamente buona, cattiva, insomma vera, qualsivoglia cosa. Ma, veduto che le nostre idee non dipendono da altro che dal modo in cui le cose realmente sono, che non hanno alcuna ragione indipendente né fuori di esso e quindi potevano esser tutt’altre e contrarie, ch’elle derivano in tutto e per tutto dalle nostre sensazioni, dalle assuefazioni ec., che i nostri giudizi non hanno quindi verun fondamento universale ed eterno e immutabile ec. per essenza; è forza che, riconoscendo tutto per relativo e relativamente vero, rinunziamo a quell’immenso numero di opinioni che si fondano sulla falsa, benché naturale, idea dell’assoluto, la quale, come ho detto, non ha piú ragione  (1618) alcuna possibile, da che non è innata, né indipendente dalle cose quali elle sono e dall’esistenza (3 settembre 1821).


*   La distruzione delle idee innate distrugge altresí l’idea della perfettibilità dell’uomo. Pare tutto l’opposto, perché se tutte le sue idee sono acquisite, dunque egli è meno debitore e dipendente della natura, e quindi si può e deve perfezionar da se. Ma anche le idee degli animali sono acquisite, né essi sono perfettibili. Distrutta colle idee innate l’idea della perfezione assoluta, e sostituitale la relativa, cioè quello stato ch’é perfettamente conforme alla natura di ciascun genere di esseri, si viene a rinunziare alle pazze idee d’incremento, di perfezione, di acquisto di nuove buone qualità (che non sono piú buone per se stesse come si credevano), di perfezionamento modellato sopra le false idee del bene e del male assoluto ed assolutamente maggiore o minore; e si conclude che l’uomo è perfetto qual egli è in natura, appena le sue facoltà hanno conseguito quel tanto sviluppo che la natura gli ha primitivamente e decretato e indicato. E  (1619) non può se non essere imperfetto in altro stato. Né la perfezione sua, o quella di verun altro genere,