Pagina:Zibaldone di pensieri III.djvu/306

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292 pensieri (1655-1656-1657)

dubita sa, e sa il piú che si possa sapere (8 settembre 1821).


*   Alla pagina 1632, fine. Quanti, anche profondissimi filosofi, furono o sono o saranno intimamente persuasi di proposizioni affatto contrarie a quelle di cui altri tali filosofi ec.  (1656) sono o saranno o furono parimente persuasi fino alla supposta evidenza! E ciò non solo nelle cose fisiche che dipendono dall’esperienza, ma nelle astratte ec. ec. (8 settembre 1821). Puoi vedere Corinne, t. II, liv.14, c. 1. Vedi p. 1690, fine.


*   Alla p. 1113, verso il fine. Si può notare che i verbi continuativi composti, cioè con preposizione o comunque (come subvectare ec. ec.), ora sono continuativi di altri verbi parimente composti (come di subvehere), ora sono immediatamente composti dal continuativo semplice del verbo semplice.1 E quindi ora hanno il significato analogo al continuativo del semplice e modificato dalla preposizione ec., ora sono continuativi del significato del verbo composto che serve loro di positivo. Talvolta, anzi bene spesso, hanno l’uno e l’altro significato. Per esempio, subjectare, ora vale gittar di sotto in su, come composto di sub e jactare, ed ora sottoporre, metter sotto, come formato da subiectus di subiicere. Vedi Forcellini. (Quindi il nostro suggettare, soggettare, assoggettare ec., francese assujettir, spagnolo sujetar, i quali però hanno un senso ignoto alla buona latinità e  (1657) stanno propriamente per subiicere, perduto nelle nostre lingue, come gettare, jeter ec.

  1. Si può qui recare l'esempio del verbo sustentare vero continuativo, non di tenere (onde il continuativo tentare) ma del suo composto sustinere. Vedi il Forcellini in sustento. Ex meis angustiis illius sustento tenuitatem, egestatem lenocinio sustentavit ec. ec. Non avrebbe potuto dire sustineo, sustinuit. Sostentar la vita in italiano va benissimo, non però invece sostenere per mantenere, evidente azione continuata.