Pagina:Zibaldone di pensieri III.djvu/326

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
312 pensieri (1689-1690-1691)

per tanto ad uno che non sappia  (1690) di musica, e non ne sappia abbastanza, tu vorrai dare ad intendere il meccanismo di un’aria, l’analisi, le differenze, le gradazioni de’ suoi tuoni mediante il solo udito, difficilmente riuscirai. Ma facendogliela quasi vedere sul piano-forte o scritta ec., e materializzandogli in questo modo i tuoni, le loro distinzioni e posizioni, egli concepirà facilmente ogni cosa e potrà anche, benché non s’intenda di musica, eseguir quell’aria a voce dopo averla veduta, con piú sicurezza ec. che dopo averla solamente udita. E generalmente parlando si può dire che la chiarezza dell’espressione di qualsivoglia idea o insegnamento consiste nel materializzarlo alla meglio o ravvicinarlo alla materia, con similitudini, con metafore o comunque (13 settembre 1821).


*   Alla p. 1656, principio. La malinconia, per esempio fa veder le cose e le verità (cosí dette) in aspetto diversissimo e contrarissimo a quello in cui le fa vedere l’allegria. V’é anche uno stato di mezzo che le fa pur vedere al suo modo, cioè la noia. E l’allegro e il malinconico ec. (sieno pur due pensatori e filosofi, o uno stesso filosofo in due diversi tempi e stati) sono persuasissimi di  (1691) vedere il vero ed hanno le loro convincenti ragioni per crederlo. Vero è purtroppo che, astrattamente parlando, l’amica della verità, la luce per discoprirla, la meno soggetta ad errare è la malinconia e soprattutto la noia; ed il vero filosofo nello stato di allegria non può far altro che persuadersi, non che il vero sia bello o buono, ma che il male, cioè il vero, si debba dimenticare e consolarsene, o che sia conveniente di dar qualche sostanza alle cose, che veramente non l’hanno (13 settembre 1821). Vedi p. 1694, fine.


*   Alla p. 1132. Del resto, che un antichissimo caps