Pagina:Zibaldone di pensieri III.djvu/325

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
(1688-1689) pensieri 311

che fra questi e la fisonomia umana, nondimeno l’immaginazione trova sempre in essi oggetti maggiore analogia col volto dell’uomo che colle altre parti, anzi a queste neppur pensa. Vedi il mio discorso sui romantici. Tanto è vero che la principal parte dell’uomo riguardo all’uomo è il volto (13 settembre 1821).


*   Si parla tuttogiorno di convenienze. E si crede ch’elle sieno fisse, universali, invariabili, e su di loro si fonda tutto il buon gusto. Or quante cose che sono convenienti, e quindi belle, e quindi di buon gusto in Italia, non lo sono in Francia, ne’ costumi, nel tratto, nello scrivere, nel teatro, nell’eloquenza, nella poesia ec. Dante non è egli un  (1689) mostro per li francesi nelle sue piú belle parti? un Dio per noi? Cosí discorrete, e su questo esempio ragionate di tutte le possibili convenienze in ordine al confronto delle idee che noi o altre nazioni ne hanno con quelle che ne hanno i francesi (13 settembre 1821).


*   A ciò che ho detto altrove che la semplicità è relativa, aggiungete che oggi, per esempio, sarebbe bruttissimo uno stile semplice al modo di Senofonte o de’ nostri trecentisti, ancorché inaffettato e composto di voci e frasi niente anticate. La semplicità d’oggi è diversissima da quella d’allora, e di un grado molto minore. Cosa che non s’intende da coloro che raccomandano l’imitazione degli antichi (13 settembre 1821).


*   Alla p. 1658, principio. A questa osservazione si può riferire l’utilità de’ versi per ritenere le cose a memoria ec. Osservate ancora: i suoni son cose materiali, ma poco materiali in quanto suoni, e tengono quasi dello spirito, perché non cadono sotto altro senso che dell’udito, impercettibili alla vista e al tatto, che sono i sensi piú materiali dell’uomo. Se