Pagina:Zibaldone di pensieri III.djvu/320

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306 pensieri (1679-1680-1681)

difficoltà di conservare e  (1680) perpetuare quello a cui la moltitudine non partecipa. Questo però per le mutazioni de’ tempi, per la barbarie, per la dimenticanza del buono scrivere ec.; quello non solo si conservò per la tenacissima natura del popolo, malgrado le tante vicende delle nazioni, influenze e inondazioni di forestieri ec., ma s’introdusse anche e resta in luogo del latino scritto. E il ridurre a letteratura la lingua italiana ec. fu in certo modo un dare una letteratura al rustico latino, essendo perduta l’altra letteratura del latino cólto. E malgrado gli sforzi fatti nel quattrocento e cinquecento per ravvivare questa seconda (e ciò tanto in Italia che altrove), ella s’é perduta e l’altra s’é propagata, accresciuta e vive (12 settembre 1821).


*   La stessa nostra ragione è una facoltà acquisita. Il bambino che nasce non è ragionevole; il selvaggio lo è meno dell’incivilito, l’ignorante meno dell’istruito; cioè ha effettivamente minor facoltà di ragionare, tira piú difficilmente la conseguenza e piú difficilmente e oscuramente vede il rapporto fra le parti del sillogismo il piú chiaro. Vale a  (1681) dire che non solo un’ignoranza particolare gl’impedisce di vedere o capire questo o quello, ma egli ha una minor forza generale di raziocinio, meno abitudine e quindi meno facilità e capacità di ragionare, e quindi meno ragione. Giacché non solo egli non comprende questa o quella parte di un sillogismo, ma anche comprendendole a perfezione tutte tre (o le due premesse) separatamente, non ne vede il rapporto e non conosce come la conseguenza ne dipenda, ancorché il sillogismo gli venga formalmente fatto. La qual cosa non si può insegnare. Or questa è reale inferiorità ed incapacità di ragione. Vedi p. 1752, principio. Di questo genere sono quelle teste che si chiamano dure e storte e da queste cause viene la rarità di quel