Pagina:Zibaldone di pensieri III.djvu/372

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358 pensieri (1769-1770)

passati, escludendo questo, il quale finalmente è l’unico che per essenza delle cose non si possa escludere. Certo è lodevole che non si sradichi la pianta, conservando i germogli e trapiantandoli, ma perché s’ha da conservare il solo tronco spogliandolo de’ germogli, delle foglie, de’ rami; anzi la sola radice, tagliando il tronco e guardando bene che non torni a crescere e che le radici se ne stieno senza produr nulla? E sarebbe ben ridicolo che, conservando sulla nostra favella l’autorità agli antichi che piú non parlano, la si volesse levare a noi che parliamo; e sarebbe questa la prima volta che le cose de’ vivi fossero proprietà intera de’ morti. Sarebbe veramente assurdo che, mentre una parola o frase superflua nuovamente trovata in uno scrittore antico si può sempre incontrastabilmente usare quanto alla purità, una parola o frase utile o necessaria, e che del resto abbia tutti i numeri, nuovamente introdotta da un moderno, non si possa usare senza impurità. Anzi quanto piú la nostra lingua è diligente nel non voler perdere (cosa ottima), tanto piú per necessaria conseguenza dev’essere industriosa nel guadagnare, per non somigliarsi al pazzo avaro che per amor del danajo non mette a frutto il danajo, ma  (1770) si contenta di non perderlo e guardarlo senza pericoli (22 settembre 1821).


*   Ho detto altrove dei moti vivi ec. ec. delle persone naturali. Aggiungete il tuono di voce, aggiungete la inclinazione a’ colori, a’ suoni forti ec. ec., delle quali cose ho parlato separatamente in altri pensieri (22 settembre 1821).


*   Alla p. 1762, margine. È notabile che la fisonomia di questi tali animali, poco e difficilmente assuefabili, presenta visibili indizi di stupidità ed un’aria simile alla fisonomia delle persone di poco talento o poco esercitato. Egli è certo che v’ha somma corrispon-