Pagina:Zibaldone di pensieri III.djvu/401

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(1821-1822-1823) pensieri 387

qualità che in altri individui si trovano. Questa è tutta la differenza innata o sviluppata de’ talenti umani,  (1822) sí rispetto a se stessi che rispetto alle altre specie di animali ec. Differenza di disposizioni, non mica di facoltà. Differenza, mancanza, scarsezza, inferiorità o superiorità che nessun principe e nessuna circostanza (se non fisica) può toglier di mezzo; laddove il contrario accade in ordine alle facoltà. Queste nascono dalle circostanze, queste dipendono affatto da’ principi, dall’educazione ec., laddove le disposizioni non ne dipendono (1 ottobre 1821).


*   Quanto una lingua è piú ricca e vasta, tanto ha bisogno di meno parole per esprimersi, e viceversa quanto è piú ristretta, tanto piú le conviene largheggiare in parole per comporre un’espressione perfetta. Non si dà proprietà di parole e modi senza ricchezza e vastità di lingua, e non si dà brevità di espressione senza proprietà. Quindi la lingua francese, che certo non può gloriarsi di vastità (altrimenti non sarebbe universale), si gloria indarno di brevità; quasi che la brevità de’ periodi fosse lo stesso che la brevità dell’espressione o che slegatura  (1823) e brevità fossero una cosa. Vedi il Sallustio di Dureau Delamalle, t. I, p. CXIV (1 ottobre 1821).


*   L’uomo tende sempre a’ suoi simili (cosí ogni animale), e non può interessarsi che per essi, per la stessa ragione per cui tende a se stesso ed ama se stesso piú che qualunque de’ suoi simili. Non vi vuole che un intero snaturamento prodotto dalla filosofia per far che l’uomo inclini agli animali, alle piante ec. e perché i poeti, massime stranieri, de’ nostri giorni pretendano d’interessarci per una bestia, un fiore, un sasso, un ente ideale, un’allegoria. È ben curioso che la filosofia, rendendoci indifferenti verso noi medesimi e i nostri simili, che la natura ci