Pagina:Zibaldone di pensieri III.djvu/424

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410 pensieri (1862-1863)



*   Ho detto che i greci furono i piú filosofi e profondi tra gli antichi, perché la loro lingua si presentava mirabilmente, sí come si presta ancora forse meglio di ogni altra, alla filosofia ed alla precisione, come ad ogni altra cosa e qualità. Bisogna osservare che questo pregio non l’ebbe ella dalla filosofia, cosí che questo si debba attribuire alla filosofia de’ greci piuttosto che questa al detto pregio. Poiché la lingua greca fu formata e resa onnipotente assai prima che i greci avessero filosofia e prima ancora che si fosse intrapresa l’analisi delle lingue e creata la gramatica, nelle quali cose i greci furono poi sottilissimi, specialmente intorno alla lingua loro. Ma la lingua greca era tal quale noi la vediamo e l’ammiriamo, assai prima della gramatica, inventata, si può dire, dagli stessi greci ne’ tempi in cui la loro lingua o aveva già perduto o stava per perdere (forse anche in forza delle regole ritrovate o osservate) il suo nativo  (1863) colore ec. Anzi la lingua greca, dopo che fu analizzata e ridotta a regole, dopo le circoscrizioni, le dispute, gli scrupoli de’ grammatici, divenne forse meno atta alla filosofia, come ad ogni altra cosa, perché meno libera e meno capace, secondo il parere e il desiderio de’ pedanti, di novità. Altrettanto né piú né meno si può dire della lingua italiana. La libertà è la prima condizione di una lingua sí filosofica che qualunque. I francesi l’hanno quanto alle parole. Ma ridotta ad arte, ogni lingua perde la sua libertà e fecondità. Allora ella varia quanto alle forme che riceve, secondo che alla sua formazione presiede la ragione o la natura ec. Primitivamente l’indole di tutte le lingue è appresso a poco la stessa, almeno dentro una stessa categoria di climi e caratteri nazionali (7 ottobre 1821).


*   Si può dir che l’effetto della filosofia non è il distruggere le illusioni (la natura è invincibile) ma il