Pagina:Zibaldone di pensieri III.djvu/444

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430 pensieri (1897-1898-1899)

l’indole di detti tempi, dotata essenzialmente della libertà della natura, capace d’indeterminata moltiplicità di forme, di stili, e quasi di lingue, non può mai corrompersi, purché s’abbia l’occhio a conservarle appunto queste qualità, senza le quali non può stare la sua vera indole primitiva; onde, sebbene d’indole antica, ella, anzi perciò appunto ch’è d’indole antica, è e sarà sempre capace di tutto ciò che è o sarà per esser moderno; temperando sempre i suoi diversissimi stili secondo la natura degli argomenti.  (1898) Ond’ella è e potrà sempre essere adattata cosí all’antico come al moderno, cioè al bello come al vero e alla natura come alla ragione, perocché questa è compresa nella natura, ma non già viceversa. E potrà anche unire insieme le due qualità del bello e del vero in un medesimo stile. Come appunto la lingua greca, vera figlia della natura e del bello, fu tanto atta alla filosofia, quanto forse nessuna delle moderne, le quali a lei tuttora ricorrono ne’ loro bisogni filosofici ec.; la lingua greca si conservò per tanti secoli e tante vicissitudini di cose incorrotta; la lingua greca si può con certezza presumere che se oggi vivesse, oggi, conservando il suo stesso primitivo carattere, sarebbe capacissima e forse piú d’ogni altra anche moderna, di tutte le cose moderne, siccome ne può far fede il vedere quante di queste non si sappiano denominare se non ricorrendo a essa lingua; la lingua greca si adatterebbe  (1899) all’analisi, a ogni sottigliezza della nostra moderna ragione, senza però perder nulla della sua bellezza, della sua antica indole e della sua adattabilità alla antica natura, perocché la natura può considerarsi come antica.

Ben è verissimo che, quanto la lingua italiana è incorruttibile nella teoria, tanto nelle presenti circostanze è piú d’ogni altra corruttibile nella pratica. I riformatori del moderno stile corrotto, in luogo di conservarle la libertà essenziale alla sua indole, gliela