Pagina:Zibaldone di pensieri III.djvu/477

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(1958-1959-1960) pensieri 463

quella parte di natura che da lui dipendeva naturalmente e quella molto maggiore che n’é venuta a dipendere in sola virtú della di lui alterazione, è giunto, dico, a conformar tutto ciò in modo diversissimo da quel piano, da quell’ordine, che col savio ragionamento si scopre destinato, inteso, avuto in mira, voluto, disposto dalla natura questa non può essere una prova né contro la natura né che la natura non abbia voluto effettivamente quel tal ordine primitivo, né che la perfezion delle cose, quanto all’uomo, non sia perduta, né che l’andamento della nostra specie e di quanto ne dipende o le appartiene sia naturale, né che la natura non avesse effettivamente  (1959) di mira, non avesse concepito e con tutte le forze procurato un ordine di cose quanto semplice ne’ suoi principii costitutivi, ne’ suoi elementi, nelle sue forze produttrici, nelle sue qualità analizzate e decomposte, tanto certo, determinato, costante e al tempo stesso armonico, fecondo e variatissimo ne’ suoi effetti, suscettibile d’infinite modificazioni e soggetto anche a molte accidentali disarmonie, sebben fosse non per altro che per maggiore armonia (20 ottobre 1821).


*    A noi soli incombe il toglier via dal sistema della natura quegl’inconvenienti accidentali che derivano dalla nostra propria accidentale corruzione, cioè opposizione colle altre parti del detto sistema e coll’ordine voluto dalla natura riguardo a noi (20 ottobre 1821).


*    Quest’ordine in tutte le parti del sistema della natura qual altro può essere che il primitivo? cioè quel solo ch’effettivamente si trova esistere in natura e prima  (1960) dell’influenza delle altre volontà e degli altri agenti pensanti (20 ottobre 1821).


*    Non crediamo già che le bestie non sieno capaci anch’esse di corruzione. Non tanta quanto l’uomo.