Pagina:Zibaldone di pensieri III.djvu/489

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(1981-1982-1983) pensieri 475

dittoria coll’esistenza e co’ suoi principii, quella che ridotta ad atto distruggerebbe tutto ciò che vive e sovvertirebbe l’ordine di tutto ciò che ne dipende o vi ha relazione.

Da tutto ciò si vede che il progresso della ragione tende essenzialmente, non solo a rendere infelice, ma a distruggere la specie umana, i viventi o esseri capaci di pensiero e l’ordine naturale. Non v’é che la religione (assai piú favorita e provata dalla natura che dalla ragione), la quale puntelli il misero e crollante edifizio della presente vita umana ed entri di mezzo  (1982) per metter d’accordo alla meglio questi due incompatibili ed irreconciliabili elementi dell’umano sistema, ragione e natura, esistenza e nullità, vita e morte (23 ottobre 1821).


*    Grazia dallo straordinario. Il color bruno, o tendente al brunetto, è grazioso e piccante, quasi contrastando e rilevando il pregio delle fattezze. Ma se il contrasto è eccessivo e se il bruno è nero, o se il colorito è insomma troppo diverso da quello che dovrebbe, esso non è mai grazia, ma bruttezza. L’eccesso però, siccome il non eccesso, è diversamente giudicato dai diversi gusti, assuefazioni, circostanze parziali e individuali ec. (24 ottobre 1821).


*    Quello che ho detto altrove degli effetti della luce, del suono e d’altre tali sensazioni circa l’idea dell’infinito, si deve intendere non solo di tali sensazioni nel naturale, ma nelle loro imitazioni ancora, fatte dalla pittura, dalla musica, dalla poesia  (1983) ec. Il bello delle quali arti, in grandissima parte, e piú di quello che si crede o si osserva, consiste nella scelta di tali o somiglianti sensazioni indefinite da imitare.

E questo è un bello che non entra punto nella teoria di quel bello o brutto che nasce dalla convenienza o sconvenienza e ch’io nego essere assoluto;