Pagina:Zibaldone di pensieri IV.djvu/148

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136 pensieri (2262-2263-2264)

soggette al dispotismo), delle città o provincie, delle famiglie ec., lo dimostra la storia, i viaggi ec. ec. E, cambiate le circostanze e i tempi, quella stessa nazione o città o individuo maschio o femmina perde, minora, acquista, accresce l’astuzia e la doppiezza, che si credono proprie del loro carattere, quando si osservano superficialmente. I selvaggi ordinariamente son doppi, impostori, finti verso gli stranieri piú forti di loro fisicamente o moralmente. Ed osservate che la furberia è propria dell’ingegno. Ora ell’é spessissimo maggiore appunto in chi ha svantaggio  (2263) dagli altri per ingegno o coltura ed esercizio di esso (Cosí nelle donne in genere, meno cólte degli uomini, negl’individui maschi o femmine, plebei, mal educati ec., ne’ selvaggi rispetto ai civilizzati ec.). Qual prova maggiore e piú chiara che l’ingegno complessivamente preso e ciascuna sua facoltà non sono opera se non delle circostanze, quando si vede che la stessa circostanza dell’aver poco ingegno procura ad esso ingegno una facoltà, tutta propria di esso, che maggiori ingegni non hanno o in minor grado? (19 dicembre 1821).


*    Antichi, antico, antichità; posteri, posterità sono parole poeticissime ec., perché contengono un’idea, 1,o, vasta, 2o, indefinita ed incerta, massime posterità della quale non sappiamo nulla, ed antichità similmente è cosa oscurissima per noi. Del resto, tutte le parole che esprimono generalità, o una cosa in generale, appartengono a queste considerazioni (20 dicembre 1821).


*    Soglion dire i teologi, i Padri e gl’interpreti in proposito di molte parti dell’antica divina legislazione ebraica, che il legislatore  (2264) si adattava alla rozzezza, materialità, incapacità e spesso (cosí pur dicono) alla durezza, indocilità, sensualità, tendenza, ostinazione, caparbietà ec. del popolo ebraico. Or que-