Pagina:Zibaldone di pensieri IV.djvu/188

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176 pensieri (2334-2335-2336)

la Francia allo stato di nazione e di patria (che aveva perduto sotto i re), rese, benché momentaneamente, piú severi i loro dissolutissimi costumi, aprí la strada al merito, sviluppò il desiderio, l’onore, la forza della virtú e dei sentimenti naturali, accese gli odii e ogni sorta di passioni vive, e insomma se non ricondusse la mezzana civiltà degli antichi, certo fece poco meno (quanto comportavano i tempi); e non ad altro si debbono attribuire quelle azioni dette barbare, di cui fu sí feconda  (2335) allora la Francia. Nata dalla corruttela, la rivoluzione la stagnò per un momento, siccome fa la barbarie nata dall’eccessiva civiltà, che per vie stortissime pure riconduce gli uomini piú da presso alla natura (6 gennaio, dí dell’Epifania, 1822).


*    La metafisica senza l’ideologia è quasi appunto quello ch’era l’astronomia prima che fosse applicata alla matematica; scienza incertissima, frivola, inesatta, volgarissima o piena di sogni e di congetture senz’appoggio. E molto piú la metafisica che l’astronomia. Né molto minor certezza ed esattezza riceve la metafisica dall’ideologia che l’astronomia dalla matematica, dal calcolo ec. (7 gennaio 1822).


*    Da ciò che altrove ho detto sul Buonarroti che scrisse apposta per dar vocaboli alla Crusca, sul Salvini che non fu niente parco di nuovissimi vocaboli, o tirati da lingue forestiere o antiche o da radici italiane in tutte le sue scritture, e che scrisse contemporaneamente alla compilazione del vocabolario, anzi finché visse non permise d’esser citato ec., apparisce che i nostri pedanti vogliono espressamente che in quell’atto medesimo che si pubblica il vocabolario  (2336) di una lingua restino, per virtú di essa pubblicazione, rivocate in perpetuo tutte le facoltà che tutti gli scrittori fino a quel punto avevano