Pagina:Zibaldone di pensieri IV.djvu/325

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(2572-2573-2574) pensieri 313

dottivi parte dalla letteratura, parte dal commercio e vicinanza delle colonie greco-italiane, parte dall’antico commercio avuto colla nazione greca sempre mercatrice, parte derivanti dalla stessa comune origine d’ambe le lingue, è lo stesso appunto che, vedendo la nostra presente  (2573) lingua italiana piena di francesismi e modellata sulla francese, conchiudere che la lingua italiana è figlia della francese. Anzi v’ha piú di francese nella presente lingua italiana (che è quasi una traduzione e una scimia della francese) di quel che v’abbia di greco nella lingua latina, massime poi dell’antica. Del resto, la parità va molto bene a proposito, perché infatti le lingue italiana e francese sono appunto sorelle, come la greca e la latina (20 luglio 1822).


*   Omero è il padre e il perpetuo principe di tutti i poeti del mondo. Queste due qualità di padre e principe non si riuniscono in verun altro uomo rispetto a verun’altra arte o scienza umana. Di piú, nessuno riconosciuto per principe in qualunque altra arte o scienza se ne può con questa sicurezza, cagionata dall’esperienza di tanti secoli, chiamar principe  (2574) perpetuo. Tale è la natura della poesia, ch’ella sia somma nel cominciare. Dico somma e inarrivabile in appresso in quanto puramente poesia ed in quanto vera poesia, non in quanto allo stile ec. ec. Esempio ripetuto in Dante, che in quanto poeta non ebbe né avrà mai pari fra gl’italiani (21 luglio 1822).


*   Non c’é virtú in un popolo senz’amor patrio, come ho dimostrato altrove. Vogliono che basti la religione. I tempi barbari, bassi ec., erano religiosi fino alla superstizione, e la virtú dov’era? Se per religione intendono la pratica della medesima, vengono a dire che non c’é virtú senza virtú. Chi è religioso in pratica, è virtuoso. Se intendono la teorica, e la