Pagina:Zibaldone di pensieri IV.djvu/324

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312 pensieri (2570-2571-2572)

ramente l’altro. Ma ponete un uomo bellissimo senz’arte di trattar le donne; un gran genio senza scienza o pratica dello scrivere; e dall’altra parte un bruttissimo bene ammaestrato e pratico della galanteria, un uomo freddissimo bene istruito ed esercitato nella maniera d’esporre i propri pensieri, questi due si godranno le donne e la gloria e quegli altri due staranno indubitatamente a vedere. Dal che si deduce che in ultima  (2571) analisi la forza dell’arte nelle cose umane è maggiore assai che non è quella della natura. Lucano era forse maggior genio di Virgilio, né perciò resta che sia stato maggior poeta e riuscito meglio nella sua impresa, anzi che veruno lo stimi nemmeno paragonabile a Virgilio.

Queste considerazioni debbono determinare secondo me la parte che ha la natura in quello che si chiama talento, cioè quanto v’abbia di naturale e d’innato nelle facoltà intellettuali di qualunque individuo. Sebbene il talento si consideri come cosa affatto naturale, non è di gran lunga cosí, come ho mostrato altrove. Ma non è nemmen vero ch’egli sia tutto effetto delle circostanze e assuefazioni acquisite, come si dimostra cogli esempi e comparazioni precedenti. Certo è bensí che di due talenti uguali per natura, ma l’uno  (2572) coltivato e l’altro non coltivato, quello si chiama talento e questo neppur si chiama cosí, non che sia messo al paro di quello. Dal che di nuovo s’inferisce che la maggior parte del talento umano e delle facoltà intellettuali è opera delle assuefazioni e non della natura, è acquisita e non innata; benché non si fosse potuta acquistare in quel grado senza possedere primitivamente quell’altra minor parte o sia disposizione naturale e assuefabilità, suscettibilità, conformabilità (19 luglio 1822).


*   Dire che la lingua latina è figlia della greca, perché vi si trovano molte parole e modi greci intro-