Pagina:Zibaldone di pensieri IV.djvu/386

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374 pensieri (2680-2681-2682)



*   Plutarco nel principio degl’Insegnamenti civili, volgarizzamento citato di sopra, Opusc. 15, t. I, p. 403. Molto meno arieno ancora gli  (2681) Spartani patito l’insolenza, e buffonerie di Stratocle, il quale avendo persuaso il popolo (credo ateniese o tebano) a sacrificare come vincitore; che poi, sentito il vero della rotta si sdegnava, disse: Qual ingiuria riceveste da me, che seppi tenervi in festa ed in gioia per ispazio di tre giorni? Agli Spartani si possono paragonate i filosofi, anzi questo secolo, anzi quasi tutti gli uomini, avidi del sapere o della filosofia, e di scoprir le cose piú nascoste dalla natura, e per conseguenza di conoscere la propria infelicità, e per conseguenza di sentirla, quando non l’avrebbero sentita mai o di sentirla piú presto. E la risposta di Stratocle starebbe molto bene in bocca de’ poeti, de’ musici, degli antichi filosofi, della natura, delle illusioni medesime, di tutti quelli che sono accusati d’avere introdotti o fomentati, d’introdurre o fomentare o promuovere de’ begli errori nel genere umano, o in qualche nazione o in qualche individuo. Che danno recano essi se ci fanno godere, o se c’impediscono di soffrire per tre giorni? Che ingiuria ci fanno se ci nascondono quanto e mentre possono la nostra miseria, o se in qualunque modo contribuiscono a fare che l’ignoriamo o dimentichiamo? (5 marzo 1823).  (2682)


*   Grazia dal contrasto. Conte Baldessar Castiglione, Il Libro del Cortegiano, lib. I, Milano, dalla Società tipografica de’ Classici italiani, 1803, vol. I, p. 43-4. «Ma avendo io già piú volte pensato meco, onde nasca questa grazia, lasciando quegli che dalle stelle l’hanno, trovo una regola universalissima; la qual mi par valer circa questo in tutte le cose umane, che si facciano, o dicano, piú che alcuna altra; e ciò è fuggir quanto piú si può, e come un asperissimo e pericoloso scoglio la affettazione; e, per dir forse una