Pagina:Zibaldone di pensieri IV.djvu/387

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(2682-2683) pensieri 375

nuova parola, usar in ogni cosa una certa sprezzatura, che nasconda l’arte, e dimostri, ciò che si fa, e dice, venir fatto senza fatica, e quasi senza pensarvi. Da questo credo io che derivi assai la grazia: perché delle cose rare, e ben fatte ognun sa (p. 44. dell’edizione) la difficultà, onde in esse la facilità genera grandissima maraviglia; e per lo contrario, lo sforzare, e, come si dice, tirar per i capegli, dà somma disgrazia, e fa estimar poco ogni cosa, per grande ch’ella si sia» (Roma, 14 marzo 1823, secondo venerdí di marzo).


*   «In vero rare volte interviene che chi non è assueto  (2683) a scrivere, per erudito che egli si sia, possa mai conoscer perfettamente le fatiche ed industrie degli scrittori, né gustar la dolcezza ed eccellenza degli stili e quelle intrinseche avvertenze che spesso si trovano negli antichi.» Il medesimo, ivi, p. 79. Da quanto pochi adunque può sperar degna, vera ed intima e piena e perfetta stima e lode il perfetto scrittore o poeta! e per quanto pochi scrive e prepara piaceri colui che scrive perfettamente! Vedi p. 2796 (15 marzo. 1823).


*   «Né altro vuol dir il parlar antico, che la consuetudine antica di parlare; e sciocca cosa sarebbe amar il parlar antico, non per altro che per voler piú presto parlare come si parlava, che come si parla». Il medesimo, ivi, p. 64 (15 marzo 1823).


*   Quelques sages, épouvantés des vicissitudes qui bouleversent les choses humaines, supposèrent une puissance qui se joue de nos projets, et nous attend au moment du bonheur, pour nous immoler à sa cruelle jalousie (Herodot., I, 32, III, 40, VII, 46; Soph., in Philoct., v.789). Voyage d’Anacharsis, ch. 71, p. 136, t. IV (Roma, 26 marzo 1823).