Pagina:Zibaldone di pensieri IV.djvu/70

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58 pensieri (2112-2113)

minore (l’attenzione, dico, o l’impressione che sia), e quindi vi ci siamo assuefatti piú o meno, vi abbiamo piú o meno accostumato l’animo, cioè ce la siamo posta nella memoria (volendo o non volendo, cercatamente o no) piú o meno fortemente e durevolmente (17 novembre 1821).


*    Come anche le costruzioni, l’andamento, la struttura ch’io chiamo naturale in una lingua, distinguendola dalla ragionevole, logica, geometrica, abbia una proprietà universale e sia da tutti piú o meno facilmente appresa (almeno dentro una stessa categoria di nazioni e di tempi); e come per conseguenza la semplicissima e naturalissima (sebbene perciò appunto figuratissima) struttura della lingua greca dovesse facilitare la di lei universalità; si può vedere in questo, che le scritture le piú facili in qualunque lingua per noi nuova o poco nota, sono quasi sempre e generalmente  (2113) le piú antiche e primitive, e quelle al cui tempo la lingua o si veniva formando, e non era ancor pienamente formata, o non peranche era incominciata a formare. Cosí accade nello spagnuolo, cosí ne’ trecentisti italiani (i piú facili scrittori nostri), cosí nella stessa oscurissima lingua tedesca, i cui antichi romanzi (come di un certo romanzo del XIII secolo intitolato Nibelung dice espressamente la Staël ) sono anche oggi assai piú facili e chiari ad intendersi che i libri moderni. Accade insomma il contrario di quello che a prima vista parrebbe, cioè che una lingua non formata o non ben formata e regolata e poco logica sia piú facile della perfettamente formata e logica (eccetto le minuzie degli arcaismi, che abbisognano di dizionario per intenderli ec., difficoltà che per lo straniero apprentif è nulla e non è sensibile se non al nazionale ec. ec. Eccetto ancora certi ardiri proprii della natura e diversi secondo l’indole delle nazioni, delle lingue e degl’individui in que’ tempi,