Pagina:Zibaldone di pensieri IV.djvu/71

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(2113-2114-2115) pensieri 59

i quali ardiri piuttosto affaticano, di quello che impediscano di capire. Vedi p. 2153). Parimente infatti  (2114) i piú antichi scrittori greci sono i piú facili e chiari, perché i piú semplici e di costrutti e frasi le piú naturali, e lo studioso che intende benissimo Senofonte, Demostene, Isocrate ec. si maraviglia di non intendere i sofisti, e Luciano e Dion Cassio e i padri greci e altri tali; e molto sbaglierebbe quel maestro che facesse incominciare i suoi scolari dagli scrittori greci piú moderni, credendo, come può parere a prima giunta, che i piú antichi, e piú perfettamente greci debbano esser piú difficili. Cosí pure accade nel latino, che i piú antichi sono i piú facili e di dizione piú somigliante di gran lunga alla greca, che tale fu infatti la letteratura latina ne’ suoi principii e la lingua latina, anche prima della letteratura, e l’una e l’altra indipendentemente ancora dall’imitazione e dallo studio degli esemplari e letteratura greca. Son piú facili gli antichi poeti latini che i prosatori del secol d’oro (18 novembre 1821).


*    Gli antichi pensatori cristiani, S. Paolo,  (2115) i padri e, prima anche del cristianesimo, i filosofi gentili, s’erano ben accorti di una contraddizione fra le qualità dell’animo umano, di una lotta e nemicizia evidente fra la ragione e la natura, di un impedimento essenziale ed ingenito nell’uomo (qual era divenuto) alla felicità e, per conseguenza, di una degenerazione e corruzione dell’uomo, conosciuta e predicata anche nelle antichissime mitologie.

Tutte queste autorità favoriscono dunque il mio sistema, colla differenza che laddove coloro credevano corrotta e corruttrice la natura io credo la ragione; laddove essi l’uomo, io gli uomini; laddove essi credevano sostanzialmente imperfetta, cioè composta di elementi contraddittorii, l’opera di Dio, io credo tale l’opera dell’uomo; e a causa della sola opera dell’uomo