Pagina:Zibaldone di pensieri IV.djvu/75

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
(2121-2122-2123) pensieri 63

alle circostanze che tolsero alla lingua latina l’unità, togliendole il suo centro e modello ch’era Roma e dividendola in dialetti e di romana facendola latina e introducendo nella letteratura latina,  (2122) voci, forme, linguaggi non romani (18 novembre 1821). Vedi qui sotto immediatamente.


*    L’Italia non ha capitale. Quindi il centro della lingua italiana si considera Firenze, come già si considerò la Sicilia. In tutte le monarchie la buona e vera lingua nazionale risiede nella capitale (Parigi, Madrid o Castiglia, Londra ec.) piú o meno notabilmente secondo la grandezza, l’influenza, la società di essa capitale e lo spirito e gli ordini politici e sociali della nazione.

Quando il centro della lingua non è la capitale, il che non può essere se non quando capitale non v’è, esso non può né pretendere né esercitare di fatto una piú che tanta influenza (quando anche le capitali n’esercitano poca, se poca influenza hanno politica e sociale). Cosí accadde in Grecia. Atene non esercitò né pretese piú che tanto impero sulla lingua. In Germania nessun paese l’esercita o lo pretende.  (2123)

Di piú tale influenza, qualunque sia o sia stata, non può essere che temporanea, dipendente dalle circostanze e soggetta a scemare, crescere, svanire, mutar di posto insieme con esse. Tale influenza non derivando dall’essere di capitale, né dall’influenza politica, non può derivare se non da quella influenza sociale che è data da una maggioranza di coltura e letteratura e che si esercita mediante queste. Firenze e la Toscana ebbero infatti questa maggioranza dal trecento al cinquecento (sebbene nel cinquecento non tanta e però la loro influenza sulla lingua fu allora effettivamente minore). Oggi tanto è lungi che l’abbiano, che, lasciando la lingua, dove i toscani sono piú ignoranti che qualunque altro italiano (come furono in parte