Pagina:Zibaldone di pensieri IV.djvu/83

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(2137-2138) pensieri 71

parisca in uno scrittore di bassa latinità qual è Ammiano (vedi il Forcellini in aptatus, fine), e si veda poi tuttora vivo, fiorente, preciso e assolutamente proprio in una lingua nata dalla corruzione della latina, cioè la spagnuola, nel verbo atar (da aptare, come escritura da scriptura ec.), cioè legare, e desatar, cioè sciogliere. Significato appunto proprio del greco ἅπτω. Vedi il Forcellini in aptus, in apte, in apo, in apex ed anche nell’ultimo esempio di adaptatus. Ho cercato l’appendice e il glossario in tutti questi luoghi e in atare, attare ec., ma non hanno nulla. Vedi anche il Forcellini in coapt-, dove nulla il glossario né l’appendice. Chi avesse qualche dubbio intorno a quelle testimonianze de’ grammatici su cui si fonda  (2138) la cognizione che abbiamo dell’antichissimo apere e del significato legare di aptare, deve deporre ogni dubbio, a vista dello spagnuolo atar, osservazione trionfante e veramente preziosa anche per la ricerca dell’antico volgare latino e delle sue vicende.
Da ciò possiamo dedurre, 1o, Che molti verbi, specialmente in tare, i quali si credono formati da nomi adiettivi, derivano in realtà da participii, cioè essi nomi non sono che participii d’antichissimi verbi ignoti. Cosí forse sarà di quel putus, da cui, secondo Varrone ec., viene putare, ed è una differente pronunzia di purus. Cosí di laxus (onde laxare), di cui dice Forcellini De notatione (etymologia): nihil certi habemus. Cosí abbiamo veduto di convexus ec., discorrendo di vexare. Cosí diremo di spissus, onde spissare. Cosí vedemmo di arctus in arctare. Cosí forse sarà di humectus, onde humectare. Vedi Forcellini. Vedi p. 2291 e 2341, capoverso 2. Vedi Forcellini, cautus, principio. Di arctus vedi p. 1144, di quietus 1992.
2o, Noi troviamo apere, ed aptus, come si vede in una infinità di esempi nel Forcellini, è un evidente participio di un verbo significante alligare, connectere ec.